Malaysia Airlines MH370, una vicenda complicata

Per ragioni geopolitiche e rivalità, si fa sempre piu' fitto il mistero del volo scomparso

La caccia frenetica per il volo Malaysia Airlines 370 è stata, in un certo senso, quasi un display di una miracolosa collaborazione internazionale: 26 nazioni, molte di loro rivali, hanno aperto le loro acque territoriali e il loro spazio aereo o hanno fornito tecnologia strettamente “top secret” al fine di poter trovare l’areo MH370.

Questa collaborazione straordinaria è stata determinante nel ridurre la ricerca ad una parte remota dell’Oceano Indiano meridionale la scorsa settimana. Ma lo sforzo ha anche sottolineato i limiti di fiducia tra le potenze come Cina, Malesia, Stati Uniti, India e Thailandia, tutti portano i propri, spesso in competizione, interessi strategici militari ed economici.
Sono stati usati fino ad oggi strumenti per la ricerca, molto avanzati come satelliti, banche date di intelligence, aerei di sorveglianza e navi. Tutto questo sforzo però non ha convinto, visto che è emerso clamorosamente l’intenzione dei paesi che partecipano alla ricerca, di mascherare le loro capacità e debolezze tecnologiche, ostacolando quindi le ricerche.
Nel Sud-Est asiatico e in tutta la regione , non vi è alcun accordo tra i paesi che lo compongono, per una difesa comune, che possa quindi consentire la condivisione di informazioni.  Di conseguaenza, anche nel caso dell’aereo scomparso, non è emersa la volontà assoluta di collaborare.  Questi paesi hanno provato  a condividere tecnologie militari,  ma in realtà non è mai accaduto . E ‘ un’ulteriore prova della sfiducia continua o mancanza di fiducia reciproca.
copertinaAd esempio, i funzionari indiani sono stati sempre riluttanti a discutere dei dati radar dal Golfo del Bengala , lungo uno dei percorsi possibili dell’aereo . Ciò è stato giustificato semplicemente dicendo che i radar non hanno segnalato nessuna presenza di aerei anomali in quella zona. Chiuso. In realtà, quella zona dell’India è famosa ai più, pers essere molto trascurata dalla marina Indiana per ciò che riguarda la sicurezza e quindi, rappresenterebbe un punto debole del paese. Perché quindi rivelare le loro debolezze?  In un’intervista , un alto funzionario militare indiano ha detto che l’India non ha ritenuto mantenere una sorveglienza speciale in quella zona, perché non è considerata a rischio, a differenza del confine settentrionale con il Pakistan, dove si concentrano il maggior numero di radar militari del paese.
Le tensioni più acute sono sorte tra la Cina e la Malesia . I funzionari cinesi hanno denunciato la Malesia per la sua riluttanza a condividere le informazioni sulla ricerca . La maggior parte delle 239 persone a bordo del volo erano cinesi .

Allo stesso tempo, inizialmente la Cina è stata disponibile  a mostrare alle altre nazioni i suoi dati radar militari. Poi invece, un po’ come molti altri paesi , ha riferito ai funzionari malesi che i radar non hanno avvistato l’aereo.
Nessuno in pratica è disposto a condividere i dati.
Una possibile spiegazione, è che la Cina voglia nascondere non solo le sue capacità tecnologiche , ma anche i limiti di questa tecnologia.
Alcuni funzionari cinesi dicono che ci sono state  effettivamente tensioni durante la ricerca , ma non per colpa loro . Il Col. Dai Xu dell’Aeronautica Militare cinese, autore di libri militari nazionalistici , ha dichiarato : “La Cina ha fatto grandi sforzi in questa ricerca, mostrando la sua massima sincerità . Ma, purtroppo , non tutti i paesi stanno facendo altrettanto, per mancanza di fiducia”.
Le immagini satellitari sono state le informazioni più controverse in questa complicata vicenda.
satellite
Martedì scorso, il ministro della Difesa malese, Hishammuddin Hussein, ha sollevato il tema di quelle immagini, dopo che giornalisti cinesi, in una conferenza stampa, hanno chiesto in merito a ritardi nelle indagini.
Un ex ufficiale militare americano ha detto che era praticamente certo che i cinesi non avrebbero condiviso le loro immagini satellitari ad alta risoluzione con nessuno, tanto meno con gli Stati Uniti o la Malesia, anche in una inchiesta a livello mondiale come questa. Ma ha detto pure che gli Stati Uniti, che ha una delle più grandi collezioni di satelliti spia, avrebbe fatto la stessa cosa.
Un portavoce del Pentagono, Rear Adm John Kirby, ha detto in una conferenza stampa che pur essendo poco propenso nel discutere le capacità satellitari americane, il governo Americano è stato sempre disponibile nel  condividere le immagini satellitari con il governo della Malaysia per aiutarli nella ricerca.
Per quanto riguarda i dati dei radar militari, i cinesi e gli indiani non sono stati gli unici non disposti a condividerli.
Una delle principali questioni ancora aperta e che riguarda la ricerca,  è il perchè la Malaysia non ha subito annunciato che il suo radar militare aveva individuato il jet che volava a ovest , lontano dalla zona di mare del sud della Cina. Lo ha fatto solo dopo una settimana, tant’è che sono stati totalmente inutili gli sforzi compiuti durante la prima settimana, dove la ricerca è avvenuta nel posto sbagliato.
Un ex aviatore militare americano ha detto che i funzionari malesi in genere vogliono nascondere le capacità dei loro radar a Butterworth , sulla costa occidentale . Ma alcuni analisti dicono che i leader della Malaysia potrebbero aver temuto che l’annuncio della presenza del volo sui loro radar, avrebbe rivelato inettitudine dei militari , infatti sembrerebbe che gli addetti al monitoraggio del radar, avevano clamorosamente fallito nel non aver avvistato l’aereo . I funzionari malesi hanno detto che i militari non sono stati allarmati, e che l’aereo identificato sul loro radar, non rappresentasse una minaccia .
Altro esempio , la Thailandia ha aspettato 10 giorni, nel momento più critico della ricerca , a dire alla Malesia che il suo radar militare aveva visto il jet  in direzione ovest verso lo Stretto di Malacca la mattina dell’8 marzo, quando scomparve . Un portavoce della Thai Air Force ha detto che i funzionari militari non hanno (inizialmente) prestato attenzione a questo aereo.
A volte , la ricerca ha portato anche problemi territoriali alla ribalta .
Ufficiali militari Indiani, hanno negato una richiesta da parte della Cina, per consentire a quattro navi da guerra di entrare in una zona marittima indiana nel Golfo del Bengala, al fine di poter contribuire alla ricerca dell’aereo in quella zona. Ovviamente i funzionari indiani si sono categoricamante rifiutati dicendo alle autorità cinesi che la Marina indiana stava già conducendo una ricerca e non aveva bisogno di nessun aiuto esterno .
Un portavoce della Marina indiana , Capitano DK Sharma , ha detto in un’intervista che non aveva informazioni su tale richiesta . Dicendo che : “Questo è il nostro cortile di casa – perché dovremmo voler qualcun altro a fare il nostro lavoro ? Siamo in grado di fare da soli”.

Da conoscitori dell’Asia, vivendoci da tanti anni, possiamo confermare che tutto ciò che abbiamo esposto in quest’articolo, è all’ordine del giorno, compresa la vicenda legata ai passaporti rubati, utilizzati poi da 2 passeggeri Iraniani per l’imbarco del volo MH370 da Kuala Lumpur a Pechino. Visto dall’estero tutto sembra complicato, magari possibile terrorismo e complotti di varia natura. Invece no, niente di tutto ciò. Probabilmente la ragione per cui il volo Malaysia Airlines MH370 sia scomparso, è la più semplice, magari un guasto meccanico, magari problemi di depressurizzazione e quindi mancanza di ossigeno?
Perché quindi complicare cosi’ tanto le cose? Questo accade quando non c’è trasparenza o mancanza di informazioni, quasi obbligando la gente ad immaginare scenari apocalittici, parlare di “buchi neri”, di “alieni” e ancora peggio, di immaginare che i 239 passegggeri a bordo siano ancora vivi, chissà su quale isola deserta e chissà per quale disegno politico-militare.

La verità sul volo MH370, forse non la sapremo mai.

Ho amato l’Asia subito, dal momento in cui ci ho messo piede per la prima volta. Dopodiche’ e’ stato un viaggio continuo, senza soste. Adesso ci vivo e il viaggio continua alla ricerca di nuove esperienze che amo condividere con voi.