Le Longhouse di Batang Ai, Borneo

Viaggio alla scoperta delle Longhouse del Borneo, tradizionalmente abitate dai feroci Tagliatori di Teste

Dalla capitale del Sarawak, Kuching, si inizia il viaggio per le Longhouse di Batang Ai. Batang Ai dista circa 300km da Kuching, in una zona vicinissima al confine Indonesiano. Ci sono delle soste intermedie, e la durata totale del viaggio è di circa 7 ore. Partendo da Kuching, la prima sosta è ad un mercato che si trova nella cittadina di Serian a circa 1 ora dalla capitale. E’ un mercato giornaliero, dove i locali si recano per acquistare prevalentemente prodotti alimentari come frutta, carne, pesce, verdure. L’atmosfera è allegra, caotica, e rispecchia perfettamente lo stile asiatico, con i classici odori delle spezie sulle bancarelle, ma soprattutto la gente indaffarata a vendere i prodotti per portare a casa l’incasso giornaliero.

Mercati locali e cibi bizzarri…

Tra le varie bancarelle, quelle che attirano maggiormente l’attenzione dei visitatori sono quelle delle colazioni, infatti i locali si recano al mercato anche per iniziare la giornata con le colazioni già pronte, come le famose “noodles”, il caratteristico piatto del Nasi Lemak che non è altro che un insieme di riso con pesce secco e salsa di sambal che fa letteralmente impazzire i Malesi; perchè, a loro dire, è il piatto irrinunciabile per la colazione quotadiana. E’ piacevole osservare queste bancarelle, perchè sono affollatissime di gente che acquista questi piatti gia’ pronti per un classico” take away” che generalmente viene consumato sul loro luogo di lavoro.
I bambini al mercato accompagnati dalle loro mamme, osservano incuriositi i turisti, in loro vedono questi occhi grandi e sono attratti dal diverso aspetto fisico e chissà magari si chiedono cosa ci troverenno questi turisti  di così speciale nel venire a visitare un mercato locale? Per loro questa è la quotidianità, mentre per i visitatori, tutto questo è affascinante,  autentico.
Non c’è alcun dubbio sul fatto che se vuoi conoscere un popolo, devi visitare un loro mercato locale. Il mercato di Serian non fa eccezione!

Una delle longhouse vista dal lago Batang Ai

Il Sarawak è anche la terra di pepe

Quando si lascia Serian, si continua verso Sud-Est in direzione Kalimantan, infatti il lago Batang Ai, è molto vicino al confine con il Borneo Indonesiano e alla fine del viaggio solo poche decine di chilometri separeranno il Lago dall’altrettanto misterioso Kalimantan.
La prossima sosta è prevista ad una coltivazione di pepe, che è una delle più importanti risorse del Sarawak, tant’è che viene esportato in tutto il mondo. Il percorso da Serian alla coltivazione dl pepe richiede circa 1 ora e 30 minuti ed è molto interessante capire come avviene la coltivazione di questa pianta.

All’arrivo, si possono notare come i chicchi di pepe sulla pianta, pur essendo dello stesso colore e forma, possono produrre sia il pepe nero che quello bianco, utilizzando due procedure di lavorazione diverse. L’azienda agricola è di proprietà di imprenditori locali, ma di solito la manodopera è solo Indonesiana.
Quando si raggiunge questa zona, si nota che  c’e’ una catena montuosa (vicinissima) che rappresenta un confine naturale tra Malesia e Indonesia e quasi tutti gli indonesiani che vengono qui a lavorare, sono prevalentemente impiegati nelle piantagioni di palma da olio e pepe.

Gli Iban nelle loro abitazioni. Le Longhouses

Ultimo stop e poi..
Dalla piantagione di pepe ci sono solo pochi minuti di strada prima di arrivare al villaggio di Lachau che è l’ultima sosta prevista prima di arrivare a Batang Ai. A Lachau, è previsto di solito un semplice pranzo, ma è anche l’occasione per comprare qualcosa agli amici Iban, giusto un pensierino per ringraziarli della loro ospitalità nelle loro mitiche longhouses.
Infatti è buona usanza portare qualcosa agli Iban, gli oggetti consigliati sono quaderni, matite, merendine e sale in piccoli pacchettini.

In longhouse, ogni volta che arrivano ospiti, avviene un rituale che e’ quello di riunire tutti i bambini della longhouse per distribuire tutti i doni che gli ospiti hanno portato per loro. E’ decisamente uno dei momenti più belli durante la visita della longhouse (casa lunga).
La localita’ di Lachau dista circa 2 ore da Batang Ai, e in questo tratto di strada si possono ammirare dei bellissimi paesaggi delle zone rurali del Sarawak sud-occidentale, con sporadiche presenze di contatidini impegnati nei loro lavori quotidiani nelle risaie.

Il Lago Batang Ai e le Longhouses

All’arrivo al lago, si cambia il mezzo di trasporto, si percorre l’ultimo tratto in barca per circa 20 minuti. Questo tratto, da’ la possibilita’ di ammirare la bellezza unica di questo meraviglioso lago, accerchiato da una vegetazione rigogliosa che al tramonto assume colori mozzafiato.
Anche se uno dei momenti piu’ belli e’ l’alba sul lago, uno spettacolo unico, da consigliare a tutti.
Dal resort le longhouses sono raggiungibili solo via barca. Vengono usate le caratteristiche barchette (canoe) degli Iban. Sono lunghe e strette per accomodare solo 4 persone alla volta.
Il tragitto fino alle longhouses e’ di circa 25 minuti e offre la possibilita’ di ammirare il lago e i suoi dintorni da un’altra prospettiva, cioe’ quella da questa particolare imbarcazione che fa assaporare meglio l’atmosfera e la sensazione di essere nella foresta, in particolare in uno dei posti piu’ remoti del Sarawak, raggiungibile solo via barca, privo di strade.

Durante il tragitto si vedono diverse longhouses, ma di solito se ne visita solo una. Le longhouses sono vere, spartane, autentiche. Popolate dagli Iban che la mattina ritornano alla base dopo aver svolto le loro attivita’’ mattutine nella foresta, dove raccolgono felci e segmenti di bamboo che utilizzano come strumento di cottura per il loro e anche per il pranzo dei visitatori.

All’ingresso della longhouse, di solito c’e’ una piccola statuetta in legno (totem), che reppresenta per gli Iban un simbolo di protezione per la longhouse, riconducibile alla loro natura / identita’ animista.
La longhouse da vicino, e’ ancora piu’ autentica, costruita in legno e lamiere, molto spartana e dicisamente particolre. E’ composta da 3 settori. La parte esterna, viene utilizzata per stendere i panni, sistemare la legna ed e’ la zona dove sono i bagni. Pochi bagni (2,3) piccolissimi.
Poi troviamo la parte centrale della casa lunga che e’ quella piu’ frenquentata dagli abitanti, qui infatti si spende tantissimo tempo per lavori di artigianato, per riposare durante le ore pomeridiane e per socializzare.
Il terzo settore e’ quello dove si trovano le camere private delle singole famiglie. Ci sono delle longhouses che possono avere  50/60 camere. In questi casi, gli abitanti della casa lunga possono raggiungere le 200 unita’.

Entrando nella longhouse, ci si rende subito conto che l’ambiente e’ molto accogliente, la gente continua a fare le proprie attivita’ anche quando i visitatori attraversano il corridoio centrale. Sono sorridenti e ospitali.
A circa meta’ del corridorio centrale, si trova la camera del Capo della longhouse (chiamato il chief). Di solito lui e’ il primo a dare il benvenuto ai visitatori.
I capi delle longhouses sono persone anziane, provati dalla dura vita fatta di attivita’ nella giungla, come la caccia o la raccolta della gomma. Sembrano stanchi, affaticati ma con aria orgogliosa, aria da guerrieri.
Quelli attuali non erano ancora nati quando i loro antenati  Iban praticavano il taglio della testa, chiamati “headhunters”. Questi tagliatori di teste avevano un tatuaggio sul collo che li contraddistinugueva dal resto della comunita’. Solo i tagliatori di teste potevano averlo sul collo. Il “chief’ su tutti..
Altri tattoo sul resto del corpo rappresentano momenti importanti della loro vita, come ad esempio la nascita dei figli o altro.
Anche se oggi, il significato del tattoo, non ha lo stesso valore di quello che aveva fino a 200 anni fa; gli Iban non hanno mai smesso di disegnarselo sul loro corpo. Solo gli uomini potevano farlo allora, ma anche oggi, ed e’ raro vedere nelle longhouse donne che lo portano addosso.
Ci sono tanti bambini nelle case lunghe, specialmente quando ci sono i periodi della sosta scolastica e questo avviene in particolare nel mese di Giugno, quando si celebra il festival piu’ importante della comunita’ Iban e cioe’ il ”Gawai”.

Visitatori ospiti nella camera del capo longhouse durante il pranzo

Gli Iban accolgono i visitatori con la loro bevanda tradizionale e cioe’ il vino di riso chiamato “tuac”.
Questo avviene prima che il “chief” faccia  il discorso di ringraziamento a tutti i visitatori e introduca gli altri membri della longhouse. Si brinda, a colpi di “tuac”, si danza con danze che richiamano l’epoca del caccia sia di animali che di “teste”. Una orchestrina improvvisata da semplici “gong” e tamburi accompagna le danze. Anch’esse, orchestrate da altri membri della longhouse.
In attesa del pranzo, e’ interessante visitare la casa lunga e spendere del tempo con i suoi membri, anche se i mezzi di comunicazione sono pochissimi. Gesti, espressioni sono i pochi mezzi disponibili.
Il tutto raggiunge l’apice, quando arriva il momento dei bambini e cioe’ quello della distribuzione dei doni che i visitatori portano nelle longhouses.
Si radunano a cerchio e le donne piu’ anziane della longhouse, distribuiscono i regali a tutti in parti perfettamente uguali. E’ un momento di grande gioia per loro, ma anche per i visitatori, perche’ vedere i loro volti felici e pieni di eccitazione, provoca grosse emozioni.

Il pranzo e’ un momento unico, i piu’ fortunati lo condividono con il “chief” e la sua famiglia. Ci vuole un traduttore per comunicare. Di solito le guide che accompagnano la gente nelle case lunghe conoscono la lingua degli Iban e questo aiuta moltissimo.
Alla fine ci si rende conto che pur essendo cosi diversi e lontani, tutto sommato, le cose che si hanno in comune con questa popolazione sono tante.

Quando si visita una longhouse, ci si sente  molto Iban, si rimane colpiti dalla loro semplicita’ e dalla loro calda ospitalita’.
Chi visita una longhouse, non dimentica facilmente questa esperienza, la conserva gelosamente e non vede l’ora di condividerla con gli amici, con i familiari. Un’esperienza unica, da provare, da vivere con un approccio positivo e rispettoso nei confronti di coloro che ci offrono questa possibilita’. Gli Iban, i “tagliatori di teste”.

Ho amato l’Asia subito, dal momento in cui ci ho messo piede per la prima volta. Dopodiche’ e’ stato un viaggio continuo, senza soste. Adesso ci vivo e il viaggio continua alla ricerca di nuove esperienze che amo condividere con voi.