Il Parco Marino di Wakatobi

Vi proponiamo una meta poco conosciuta ma bellissima per passare una vacanza indimenticabile in Indonesia.

Una destinazione paradisiaca e ancora poco conosciuta, un’ottima alternativa alle famose mete ormai troppo affollate per fare immersioni. Il Parco Marino di Wakatobi accoglie nel suo mare più di 25 specie di coralli, e più di 900 specie marine, rendendolo una delle destinazioni più belle dell’ Indonesia, per le immersioni subacquee.

clip_image004Entriamo nel cuore dell’arcipelago a bordo di una barca di legno sbiadita, in compagnia di spaghetti istantanei, succhi di frutta e una lavatrice Aerodry. Al molo di Kaledupa, uomini con delle specie di caschi a forma di bombetta, ci invitano a salire su delle piccole canoe dove in pochi secondi, con un equilibrio straordinario ci trasferiscono anche le nostre valigie. Siamo di nuovo in mare, il paesaggio a causa del calore sembra che sia stato sbiancato, nonostante questo, durante la navigazione sull’isola di Hoga, l’acqua rimane un vortice di colori vibranti che passano dal verde smeraldo al blu indaco.

Ci troviamo a sud est delle Sulawesi, un’ isola a forma di neo sta per accoglierci con una delle barriere coralline più belle al mondo. Siamo pronti a tuffarci, nuotare, lasciare indietro il freddo, per sorseggiare birre ghiacciate al tramonto e amache di stoffa per gustarle.

Non è fino ad arrivare ad una battuta di arresto nelle acque poco profonde che costeggiano la spiaggia di Hoga, che l’ inquietante silenzio è seguito dalla paura di commettere un terribile errore.

Ci siamo spinti nelle isole più remote dell’Indonesia, che appaiono sul mappamondo come piccole lentiggini, quasi impercettibili. Lontani da tutto, non solo geograficamente, la mancanza di infrastrutture, come intendiamo noi, ci fanno sentire spersi.

clip_image005E mentre affondiamo i nostri piedi in quel mare che sembra una piscina, la sabbia bianca copre i piedi, e la mente subito pensa all’unica barretta di muesli che e’ nello zaino, ci si dovrà accontentarmi di lei per un giorno intero. Non avevamo calcolato che questa isola fosse così deserta.

Ma dietro ad un gruppetto di palme ecco che spuntano dei simpaticissimi bungalow in legno, attrezzati di veranda e tavoli per poter mangiare.

Dopo esserci sistemati, chiediamo ad un signore del posto la provenienza del nome Wakatobi, un’amalgama delle 4 isole dell’arcipelago: Wangi Wangi, Kaledupa, Tomia e Binongko.

I mari che circondano questo paradiso sono stati riconosciuti nel 1996 come Parco Marino Internazionale, attraendo da quel momento i più grandi appassionati di subacquei e ambientalisti da tutto il mondo.

Ogni estate centinaia di studenti scendono sulle spiagge di Hoga, una delle piccole isole del comprensorio di Wakatobi a condurre delle ricerche per l’operazione no-profit inglese per lo sviluppo sostenibile: Wallacea.

Insieme ad altre organizzazioni ambientaliste come la World Wildlife Fund, hanno aiutato e stanno aiutando, la crescita e la gestione del parco, pubblicizzandone la sua spettacolare biodiversità.

Nel 2012 il WWF ha mandato in onda un documentario sulla tribù Bajo, un gruppo di persone nomadi che vivono su case costruite sulle palafitte, e dove il pesce è il loro unico sostentamento.

A lasciarci a bocca aperta è la loro maschera per immergersi: una maschera fatta a mano… in legno!

Il secondo giorno a Hoga, mi sono incantato a guardare un uomo della tribù dei Bajo, che correndo velocemente verso una palma, senza fatica si arrampica e si appropria di un cocco, lo apre e si serve della buccia come cucchiaio per tagliare la carne del pesce appena pescata.

Questo è l’unico villaggio della regione delle Sulawesi, completamente scollegato dalla terra ferma. E’ munito di una moschea, di una scuola e di un negozio di alimentari. E’ presente anche un piccolo campo da calcio e un minuscolo ospedale costruito con coralli morti tenuti insieme da travi di legno che si snodano in passerelle.

clip_image006Le antiche credenze sul mare e la sua abbondanza di cibo, influenzano ancora la società dei Bajo, anche se lentamente molte tradizioni stanno evaporando, facendo posto agli usi moderni, nonostante sia forte la loro voglia per mantenere viva la loro storia e la conservazione delle loro abitudini.

L’aumento delle immersioni per esempio ha dato via alla moda della “pesca bomba”, pratica che ha distrutto interi pezzi di barriera corallina, incontaminata fino a quel momento.

Secondo l’organizzazione mondiale del turismo delle nazioni unite, l’Indonesia nel 2013 ha visto più di 8 milioni di stranieri, e il ministro del turismo annuncia che l’obiettivo 2014 è quello di arrivare a 10 milioni.

La principale attrazione turistica rimane Bali, che soffre dell’eccesso turistico degli ultimi anni. Alberghi in ogni angolo dell’isola, traffico mostruoso e turisti che si lamentano del paradiso “distrutto”. Proprio per questo il ministro del turismo Pangestu, si sta impegnando a promuovere destinazioni al di là di Bali; Wakatobi è una delle 16 aeree previste per lo sviluppo. La catena di isole a sud est delle Sulawesi è ancora difficile da raggiungere, ma tutti gli sforzi sono orientati ad alleggerire il carico ambientale di Bali.

Quello che vuole Pangestu è un turismo ecosostenibile, vuole mantenere le tradizioni culturali di queste aree, sviluppandole con saggezza ed integrando le tribù ad accettare i turisti come fonte di profitto anche per loro.

clip_image008Wakatobi è il paradiso per chi vuole nuotare con i delfini, le mante e le tartarughe marine.

Esistono posti dove nessuno ancora si è immerso, intorno a queste isole, le profondità marine si estendono, puoi trovare pareti con i coralli più rari del mondo, da quelli duri a quelli morbidi. Guglie, creste e strapiombi rendono questa barriera corallina, una delle più belle al mondo.

Appagati da queste nuotate, da letture di libri su comode amache, il tramonto ci ha accompagnati ogni sera regalandoci colori brillanti.

L’Indonesia è una terra meravigliosa, piena di opportunità e ricca di avventura. Le isole delle regioni remote ti faranno aspettare e ti faranno tenere le dita incrociate, sperando di arrivare a toccare terra, ma quando i tuoi piedi vengono bagnati dall’acqua di quei mari e i tuoi occhi si riempiono di così tanta bellezza, allora ti renderai conto di quanta ne sia valsa la pena aver sudato un po’ di freddo per arrivarci.

Ho amato l’Asia subito, dal momento in cui ci ho messo piede per la prima volta. Dopodiche’ e’ stato un viaggio continuo, senza soste. Adesso ci vivo e il viaggio continua alla ricerca di nuove esperienze che amo condividere con voi.